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Postato alle 20:14 di venerdì, 11 luglio 2008
da: [carloge]
I media genovesi hanno commentato con una certa enfasi la notizia secondo cui la Sindaco di Genova incontrerà mercoledì prossimo la comunità islamica per siglare un percorso di confronto che porterà tra l’altro all’individuazione di un sito per il culto islamico a Genova.
La notizia in un paese in cui la libertà di culto e il confronto aperto tra differenti posizioni politiche fossero valori assoluti questa notizia sarebbe relegata in un trafiletto di cronaca cittadina. La passione con cui invece viene affrontato indica un problema dentro la società italiana di convivenza e di laicità dello stato.
Personalmente condivido qualunque iniziativa che vada nel senso della convivenza pacifica e della libertà di culto e quindi appoggio l’iniziativa della Sindaco.
Contemporaneamente ribadisco la necessità che tutte libertà siano tutelate: dall’autodeterminazione delle donne a quella di ogni singolo individuo di esprimere se stesso e le sue idee.
Il Capogruppo Sinistra Europea – PRC
Antonio Bruno
La notizia in un paese in cui la libertà di culto e il confronto aperto tra differenti posizioni politiche fossero valori assoluti questa notizia sarebbe relegata in un trafiletto di cronaca cittadina. La passione con cui invece viene affrontato indica un problema dentro la società italiana di convivenza e di laicità dello stato.
Personalmente condivido qualunque iniziativa che vada nel senso della convivenza pacifica e della libertà di culto e quindi appoggio l’iniziativa della Sindaco.
Contemporaneamente ribadisco la necessità che tutte libertà siano tutelate: dall’autodeterminazione delle donne a quella di ogni singolo individuo di esprimere se stesso e le sue idee.
Il Capogruppo Sinistra Europea – PRC
Antonio Bruno
Categorie del post: politica, genova, comunicati stampa
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Postato alle 15:42 di lunedì, 07 luglio 2008
da: [carloge]
Dal "Corriere Mercantile" del 6/7/2008
La proposta di Bruno (se-rc), guardando a Parigi
«Genova torni alla gestione pubblica del servizio idrico»
Il consigliere comunale propone di costituire un¹azienda speciale del Comune dopo che, a fine 2008, scadrà la concessione affidata a Mediterranea Acque
Far ritornare pubblica la gestione dell¹acqua a Genova, guardando a Parigi. A lanciare questo sasso nello stagno nel dibattito politico, è il capogruppo di Se-Rc in consiglio comunale, Antonio Bruno. «A fine 2008 - ricorda Bruno - scadrà la concessione per i servizi idrici affidata a Mediterranea Acque (società partecipata a maggioranza da Iride Acqua-Gas con i Comuni di Genova e Torino maggioritari) con il 68,323% delle azioni, ma anche dalla multinazionale francese Veolia Eau al 17% e da Impregilo con il 5%. E¹ una buona occasione per ridiscutere la gestione dell'acqua nella nostra provincia». E le ragioni per riaprire questo dibattito, secondo Bruno, sono molte. Una è «il costo per il servizio a Genova aumentato del 14%, mentre - sottolinea - grazie all'aumento delle tariffe, i ricavi sono 122 milioni di euro, l¹ 1% in più rispetto al 2006. Anche i consumi sono aumentati dell'1% rispetto al 2006 e sono stati distribuiti agli azionisti 4.595.398,74 euro di dividendi. Introiti che un¹ azienda senza fini di lucro avrebbe investito in manutenzione impianti, lotta agli sprechi e tariffe sociali per poveri». E proprio in considerazione di questo, secondo il consigliere, è utile guardare al caso di Parigi «dove, dopo una società di gestione mista pubblico-privato (rispettivamente 70%, 30%) consolidata nel 1987, si sta tornando gradualmente ad una gestione pubblica dopo la vittoria della sinistra alle amministrative del 2001». Bruno cita in proposito alcune dichiarazioni di Anne Le Strat, presidente generale di ³Eau de Paris², circa la volontà dell¹amministrazione comunale parigina di tornare, dopo venticinque anni, ad una gestione interamente pubblica dell¹acqua, considerata più efficiente. «Chiediamo che anche a Genova - afferma - si rifletta su un passo come questo, costituendo un tavolo tecnico che studi i passi verso la ripubblicizzazione dell'acqua, che si può attuare costituendo una azienda speciale del Comune a cui affidare la gestione delle reti idriche di Genova e provincia». Nel caso di Genova un problema in più sarebbe costituito dal fatto che dal 2003 il Comune non è più proprietario degli impianti, visto che le dighe Brugneto e Val Noci e altri impianti idrici erano stati venduti ad Amga (da cui poi è nata Iride) per ripianare il deficit di Amt. «Io chiedo che, almeno, si faccia uno studio sulla fattibilità di questo percorso- spiega Bruno - perché è importante aprire una riflessione politica su questo tema».
a.c.
La proposta di Bruno (se-rc), guardando a Parigi
«Genova torni alla gestione pubblica del servizio idrico»
Il consigliere comunale propone di costituire un¹azienda speciale del Comune dopo che, a fine 2008, scadrà la concessione affidata a Mediterranea Acque
Far ritornare pubblica la gestione dell¹acqua a Genova, guardando a Parigi. A lanciare questo sasso nello stagno nel dibattito politico, è il capogruppo di Se-Rc in consiglio comunale, Antonio Bruno. «A fine 2008 - ricorda Bruno - scadrà la concessione per i servizi idrici affidata a Mediterranea Acque (società partecipata a maggioranza da Iride Acqua-Gas con i Comuni di Genova e Torino maggioritari) con il 68,323% delle azioni, ma anche dalla multinazionale francese Veolia Eau al 17% e da Impregilo con il 5%. E¹ una buona occasione per ridiscutere la gestione dell'acqua nella nostra provincia». E le ragioni per riaprire questo dibattito, secondo Bruno, sono molte. Una è «il costo per il servizio a Genova aumentato del 14%, mentre - sottolinea - grazie all'aumento delle tariffe, i ricavi sono 122 milioni di euro, l¹ 1% in più rispetto al 2006. Anche i consumi sono aumentati dell'1% rispetto al 2006 e sono stati distribuiti agli azionisti 4.595.398,74 euro di dividendi. Introiti che un¹ azienda senza fini di lucro avrebbe investito in manutenzione impianti, lotta agli sprechi e tariffe sociali per poveri». E proprio in considerazione di questo, secondo il consigliere, è utile guardare al caso di Parigi «dove, dopo una società di gestione mista pubblico-privato (rispettivamente 70%, 30%) consolidata nel 1987, si sta tornando gradualmente ad una gestione pubblica dopo la vittoria della sinistra alle amministrative del 2001». Bruno cita in proposito alcune dichiarazioni di Anne Le Strat, presidente generale di ³Eau de Paris², circa la volontà dell¹amministrazione comunale parigina di tornare, dopo venticinque anni, ad una gestione interamente pubblica dell¹acqua, considerata più efficiente. «Chiediamo che anche a Genova - afferma - si rifletta su un passo come questo, costituendo un tavolo tecnico che studi i passi verso la ripubblicizzazione dell'acqua, che si può attuare costituendo una azienda speciale del Comune a cui affidare la gestione delle reti idriche di Genova e provincia». Nel caso di Genova un problema in più sarebbe costituito dal fatto che dal 2003 il Comune non è più proprietario degli impianti, visto che le dighe Brugneto e Val Noci e altri impianti idrici erano stati venduti ad Amga (da cui poi è nata Iride) per ripianare il deficit di Amt. «Io chiedo che, almeno, si faccia uno studio sulla fattibilità di questo percorso- spiega Bruno - perché è importante aprire una riflessione politica su questo tema».
a.c.
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Postato alle 19:25 di domenica, 06 luglio 2008
da: [carloge]
Le statistiche pubblicate dal Soile 24 ore secondo cui a Genova sono diminuiti i reati nell'ultimo anno consentono un'analisi piu' serena e meno ideologica del disagio che c'e' in citta'.
La martellante campagna propogandistica che dipinge una citta' in mano a orde di delinquenti e' smentita dal giornale della Confindustria, ma forse ha come obiettivo quello di togliere l'attenzione dalle reali cause di disagio e di illegalita'.
Se il problema e' il povero che chiede l'elemosina o il giovane che non sta in casa davanti ai videogiochi e parla o ride in piazza, allora prefettura e forze dell'ordine nn devono occuparsi della criminalita' organizzata finanziaria e no che manovra appalti e traffico di stupefacenti.
Cosi' va in secondo piano (scompare) la piaga della sicurezza sul lavoro e la solitudine sociale in cui versono molti anziani e giovani.
Da qui suicidi e sofferenze.
E' per questo che chiediamo di rimodulare i finanziamenti del prossimo patto per Genova Sicura spostando risorse dalle telecamere e in genere dagli interventi repressivi verso i poveri a interventi sociali a favore delle classi piu' disagiate e di contrasto con mafia e camorra.
Antonio Bruno, capogruppo SE - PRC
La martellante campagna propogandistica che dipinge una citta' in mano a orde di delinquenti e' smentita dal giornale della Confindustria, ma forse ha come obiettivo quello di togliere l'attenzione dalle reali cause di disagio e di illegalita'.
Se il problema e' il povero che chiede l'elemosina o il giovane che non sta in casa davanti ai videogiochi e parla o ride in piazza, allora prefettura e forze dell'ordine nn devono occuparsi della criminalita' organizzata finanziaria e no che manovra appalti e traffico di stupefacenti.
Cosi' va in secondo piano (scompare) la piaga della sicurezza sul lavoro e la solitudine sociale in cui versono molti anziani e giovani.
Da qui suicidi e sofferenze.
E' per questo che chiediamo di rimodulare i finanziamenti del prossimo patto per Genova Sicura spostando risorse dalle telecamere e in genere dagli interventi repressivi verso i poveri a interventi sociali a favore delle classi piu' disagiate e di contrasto con mafia e camorra.
Antonio Bruno, capogruppo SE - PRC
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