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Questo non è un appello elettorale...
E' un documento nato all'interno del coordinamento della Sinistra l'Arcobaleno del Ponente e del Medio Ponente: non è un appello elettorale, ma un semplice sottolineare alcuni elementi che caratterizzano l'operare di chi partecipa a questa esperienza. è un documento nato in fretta, e sicuramente nell'elenco delle adesioni mancano molti che avrebbero voluto già essere presenti, ma il tempo è stato stringente, e comunque questo elenco non è chiuso e non ha un termine temporale...
L'immotivata carica della polizia contro manifestanti antifascisti, che esprimevano la propria opposizione al comizio dell'onorevole Berlusconi questa mattina a Savona, in maniera assolutamente pacifica, e' una brutta anticipazione di cosa potra' succedere, in termini di diritti umani e di espressione democratica, nei prossimi mesi.
La marginalizzazione della Sinistra e la creazione di un fronte comune securitario e antidemocratico portera' sicuramente alla restrizione degli spazi di democrazia. Proprio oggi leggiamo che il capo della polizia Manganelli, nominato dal ministro PD Giuliano Amato ritiene di mantenere in posizioni di responsabilita' tutti gli indagati per il massacro della scuola Diaz e le torture di Bolzaneto, limitandosi al doveroso risarcimento economico nei confronti delle vittime. In questo senso il voto alla Sinistra l'Arcobaleno puo' rappresentare un argine a questa preoccupante slittamento verso uno stato di polizia.
Rita Lavaggi, candidata alla Camera Regione Liguria la Sinistra l'Arcobaleno
Antonio Bruno, candidato al Senato Regione Liguria la Sinistra l'Arcobaleno
Genova, 8 aprile 2008
Postato alle 07:30 di domenica, 27 aprile 2008
da: [carloge]
Comunicato stampa
24 APRILE 2008
Politiche abitative, al via blocco sfratti per gli alloggi di edilizia residenziale pubblica, interessate 500 famiglie genovesi
Regione Liguria e Comune di Genova adottano politiche unitarie sull'emergenza casa
Partirà la prossima settimana la sospensione voluta da Regione Liguria e dal Comune di Genova dell'esecutività degli sfratti per morosità degli inquilini degli alloggi ERP in tutta la Liguria che coinvolgerà a Genova circa 500 famiglie. Lo hanno comunicato quest'oggi il sindaco del Comune di Genova, Marta Vincenzi e il presidente della Regione Liguria, Claudio Burlando insieme agli assessori alle Politiche abitative di Comune e Regione, Bruno Pastorino e Maria Bianca Berruti al termine dell'incontro programmato per affrontare il tema dell'emergenza casa. Il provvedimento è finalizzato alla concessione di una sospensione temporanea di sei mesi del pagamento per consentire alle famiglie coinvolte di superare la situazione critica. La strada individuata dagli Enti locali è la modifica della legge 10 del 2004 sulla casa che verrà portata in Giunta nei primi giorni di maggio e successivamente in consiglio regionale, dove si individuano i motivi di decadenza dall'utilizzo dell'alloggio. A seguito della modifica ARTE non potrà più eseguire automaticamente gli sfratti, ma dovrà essere verificata la qualità della morosità per poi decidere se procedere o no. In questo periodo di tempo Regione Liguria ed Enti coinvolti potranno riformare e potenziare il fondo di sostegno all'utenza delle case di edilizia residenziale pubblica destinato al pagamento del canone di locazione e al contrasto della grande povertà. Un provvedimento al quale la Regione ha destinato 1.185.000 euro che, oltre al superamento di situazioni di morosità pregressa, consentirà l'individuazione delle famiglie assegnatarie di alloggi ERP incolpevolmente morose, cioè in ritardo nel pagamento del canone di locazione e nel rimborso dei servizi accessori per in capienza.
Sarà questa una delle iniziative che Regione e Comune di Genova hanno deciso di adottare per affrontare non solo l'emergenza dovuta all'accesso alla casa, ma anche per mettere in atto provvedimenti strutturali in grado di affrontare l'esiguità a Genova del mercato dell'affitto e la dimensione della domanda sociale di casa che oggi non riguarda più solo fette marginali di popolazione, ma si sta estendendo.
Accanto dunque al blocco degli sfratti sono stati previsti:
Agenzia sociale per la casa per incrementare il numero di alloggi in affitto, attraverso accordi con la proprietà edilizia in grado di garantire direttamente nei confronti dei proprietari i pagamenti e il rispetto degli accordi contrattuali. Una modalità che dovrebbe servire nelle intenzioni di Comune e Regione anche a calmierare i prezzi degli affitti a Genova, facendo inoltre emergere una fetta del sommerso esistente in città; connesso all'agenzia un Fondo di garanzia per la proprietà che decide di affittare a famiglie a basso reddito, previsto dalla legge regionale 38 del 2007 sull'edilizia residenziale pubblica a cui verrebbero destinati per il 2008 circa 2 milioni di euro;
La realizzazione di una struttura alloggiativa temporanea (albergo sociale) contenente almeno 100 posti letto destinata a dare una risposta a coloro che dopo uno sfratto stanno aspettando di avere un nuovo alloggio ERP e che non sanno dove andare nel frattempo;
Avvio programma di riqualificazione energetica del patrimonio residenziale pubblico sia per arrestare il processo di obsolescenza degli alloggi gestiti da ARTE, sia per rinnovare le prestazioni termiche e ridurre i consumi energetici che sono alla base molto spesso della morosità. Il programma coinvolgerebbe soprattutto quota parte del patrimonio pubblico costruito tra il 1946 e il 1971 almeno 4.500 alloggi). Per quest'ultimo intervento si potranno utilizzare fondi FESR, finanziamenti europei per lo sviluppo regionale destinati anche ai centri urbani, nell'ambito di interventi integrati di rigenerazione del patrimonio di edilizia residenziale pubblica e finanziamenti derivanti dalle attività di gestione patrimoniale da parte di ARTE Genova.
24 APRILE 2008
Politiche abitative, al via blocco sfratti per gli alloggi di edilizia residenziale pubblica, interessate 500 famiglie genovesi
Regione Liguria e Comune di Genova adottano politiche unitarie sull'emergenza casa
Partirà la prossima settimana la sospensione voluta da Regione Liguria e dal Comune di Genova dell'esecutività degli sfratti per morosità degli inquilini degli alloggi ERP in tutta la Liguria che coinvolgerà a Genova circa 500 famiglie. Lo hanno comunicato quest'oggi il sindaco del Comune di Genova, Marta Vincenzi e il presidente della Regione Liguria, Claudio Burlando insieme agli assessori alle Politiche abitative di Comune e Regione, Bruno Pastorino e Maria Bianca Berruti al termine dell'incontro programmato per affrontare il tema dell'emergenza casa. Il provvedimento è finalizzato alla concessione di una sospensione temporanea di sei mesi del pagamento per consentire alle famiglie coinvolte di superare la situazione critica. La strada individuata dagli Enti locali è la modifica della legge 10 del 2004 sulla casa che verrà portata in Giunta nei primi giorni di maggio e successivamente in consiglio regionale, dove si individuano i motivi di decadenza dall'utilizzo dell'alloggio. A seguito della modifica ARTE non potrà più eseguire automaticamente gli sfratti, ma dovrà essere verificata la qualità della morosità per poi decidere se procedere o no. In questo periodo di tempo Regione Liguria ed Enti coinvolti potranno riformare e potenziare il fondo di sostegno all'utenza delle case di edilizia residenziale pubblica destinato al pagamento del canone di locazione e al contrasto della grande povertà. Un provvedimento al quale la Regione ha destinato 1.185.000 euro che, oltre al superamento di situazioni di morosità pregressa, consentirà l'individuazione delle famiglie assegnatarie di alloggi ERP incolpevolmente morose, cioè in ritardo nel pagamento del canone di locazione e nel rimborso dei servizi accessori per in capienza.
Sarà questa una delle iniziative che Regione e Comune di Genova hanno deciso di adottare per affrontare non solo l'emergenza dovuta all'accesso alla casa, ma anche per mettere in atto provvedimenti strutturali in grado di affrontare l'esiguità a Genova del mercato dell'affitto e la dimensione della domanda sociale di casa che oggi non riguarda più solo fette marginali di popolazione, ma si sta estendendo.
Accanto dunque al blocco degli sfratti sono stati previsti:
Agenzia sociale per la casa per incrementare il numero di alloggi in affitto, attraverso accordi con la proprietà edilizia in grado di garantire direttamente nei confronti dei proprietari i pagamenti e il rispetto degli accordi contrattuali. Una modalità che dovrebbe servire nelle intenzioni di Comune e Regione anche a calmierare i prezzi degli affitti a Genova, facendo inoltre emergere una fetta del sommerso esistente in città; connesso all'agenzia un Fondo di garanzia per la proprietà che decide di affittare a famiglie a basso reddito, previsto dalla legge regionale 38 del 2007 sull'edilizia residenziale pubblica a cui verrebbero destinati per il 2008 circa 2 milioni di euro;
La realizzazione di una struttura alloggiativa temporanea (albergo sociale) contenente almeno 100 posti letto destinata a dare una risposta a coloro che dopo uno sfratto stanno aspettando di avere un nuovo alloggio ERP e che non sanno dove andare nel frattempo;
Avvio programma di riqualificazione energetica del patrimonio residenziale pubblico sia per arrestare il processo di obsolescenza degli alloggi gestiti da ARTE, sia per rinnovare le prestazioni termiche e ridurre i consumi energetici che sono alla base molto spesso della morosità. Il programma coinvolgerebbe soprattutto quota parte del patrimonio pubblico costruito tra il 1946 e il 1971 almeno 4.500 alloggi). Per quest'ultimo intervento si potranno utilizzare fondi FESR, finanziamenti europei per lo sviluppo regionale destinati anche ai centri urbani, nell'ambito di interventi integrati di rigenerazione del patrimonio di edilizia residenziale pubblica e finanziamenti derivanti dalle attività di gestione patrimoniale da parte di ARTE Genova.
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Postato alle 16:13 di mercoledì, 23 aprile 2008
da: [carloge]
No ai Dividendi dell'Acqua. Reinvestire nell'ammodernamento degli impianti
La distribuzione agli azionisti di Mediterranea Acque di 4.595.398,74 Euro come dividendi (0,06 Euro per azione, in aumento rispetto allo 0,04 del 2006) e' una delle distorsioni indotte dalla privatizzazione delle aziende pubbliche.
In uno contesto razionale l'utile sarebbe reinvestito in tariffe sociali, posa dei contatori e infrastrutture efficienti.
E invece i consumi sono aumentati dell'1 per cento nell'ultimo anno, cosi' come il costo per il servizio è aumentato del 14% a Genova, (Corriere della Sera).
Un altro aspetto che vogliamo che si tenga conto nell'assemblea degli azionisti di Mediterranea Acque del 24 aprile 2008 e' la trasparenza delle informazioni.
Sarebbe utile conoscere i dati delle perdite idriche, sia quelle reali che apparenti (l'acqua non fatturata), né su quante sono le utenze a bocca tassata, senza contatore e con grande spreco di acqua.
Chiediamo con convinzione che il rappresentante del Comune di Genova si faccia interprete di queste proposte.
Antonio Bruno, Bruno Delpino, Luca Dall'Orto, Arcadio Nacini, Nicolo' Scialfa per Intergruppo Arcobaleno Comune di Genova
Manuela Cappello, Italia dei Valori
La distribuzione agli azionisti di Mediterranea Acque di 4.595.398,74 Euro come dividendi (0,06 Euro per azione, in aumento rispetto allo 0,04 del 2006) e' una delle distorsioni indotte dalla privatizzazione delle aziende pubbliche.
In uno contesto razionale l'utile sarebbe reinvestito in tariffe sociali, posa dei contatori e infrastrutture efficienti.
E invece i consumi sono aumentati dell'1 per cento nell'ultimo anno, cosi' come il costo per il servizio è aumentato del 14% a Genova, (Corriere della Sera).
Un altro aspetto che vogliamo che si tenga conto nell'assemblea degli azionisti di Mediterranea Acque del 24 aprile 2008 e' la trasparenza delle informazioni.
Sarebbe utile conoscere i dati delle perdite idriche, sia quelle reali che apparenti (l'acqua non fatturata), né su quante sono le utenze a bocca tassata, senza contatore e con grande spreco di acqua.
Chiediamo con convinzione che il rappresentante del Comune di Genova si faccia interprete di queste proposte.
Antonio Bruno, Bruno Delpino, Luca Dall'Orto, Arcadio Nacini, Nicolo' Scialfa per Intergruppo Arcobaleno Comune di Genova
Manuela Cappello, Italia dei Valori
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Postato alle 15:14 di giovedì, 17 aprile 2008
da: [carloge]
Il Presidente pone in discussione la proposta della Giunta n. 30 in data 10 Aprile 2008;
Su proposta dell’Assessore al Riordino Società Partecipate, Alfonso Pittaluga di concerto con l’assessore alle Politiche per il lavoro e Lavori pubblici, Mario Margini, e con l’Assessore alla Città sostenibile, Carlo Senesi.
Premesso che tra gli obiettivi strategici della Civica Amministrazione e nelle linee programmatiche della Sig.ra Sindaco assume particolare rilevanza:
- favorire lo sviluppo economico locale e l’occupazione, con specifico riferimento alla condizione occupazionale dei giovani, al sostegno ed al reinserimento lavorativo delle persone in condizioni di svantaggio sociale, aumentando le opportunità di un lavoro stabile e sicuro, promuovendo misure di stabilizzazione dei rapporti di lavoro valorizzando altresì i giovani talenti e le professioni;
- operare secondo un modello di governance in modo condiviso ed integrato con il sistema delle autonomie locali allo scopo di sviluppare strumenti e servizi innovativi, finalizzati alla salvaguardia e allo sviluppo dell’occupazione, integrati fra loro, disponibili in rete e tali da dare risposte ad una serie di bisogni che provengono dal mondo del lavoro;
Premesso che la Civica Amministrazione sta già operando per stabilizzare il personale precario in servizio presso l’Ente ed in possesso dei requisiti richiesti dalle leggi finanziarie e dalle circolari interpretative relative agli anni 2007 e 2008 a seguito di protocollo d’intesa con le O.O.S.S. n. 2 del 12/02/2008.
Premesso altresì che:
La Legge 247/2007 art. 1 c. 39-50 (Misure per ridurre la precarietà) prevede nuove norme per ridurre le forme più precarie di lavoro ed incentivare l’occupazione più stabile.
Nell’ambito dell’obiettivo del contenimento del precariato, viene stabilito il principio per cui “il contratto di lavoro subordinato è stipulato di regola a tempo indeterminato”. Inoltre, è introdotto il limite massimo di 36 mesi per la durata dei contratti a tempo determinato, ivi comprese le proroghe ed i rinnovi, indipendentemente dai periodi di interruzione che intercorrono tra un contratto e l’altro.
Sorpassato questo limite temporale, il rinnovo del contratto a termine per l’esecuzione di mansioni equivalenti, comporta la trasformazione del rapporto di lavoro in contratto di lavoro a tempo indeterminato. Questi obblighi non si applicano ai lavori stagionali.
La soglia dei 36 mesi potrà essere superata solo una sola volta purchè la stipula del nuovo contratto avvenga presso la Direzione provinciale del lavoro, con l’assistenza di un rappresentante di una delle organizzazioni sindacali alla quale il lavoratore sia iscritto o abbia conferito il mandato.
È stato, inoltre, stabilito un diritto di precedenza nelle assunzioni a tempo indeterminato per coloro che sono stati utilizzati con contratto a termine per un periodo superiore ai 6 mesi. Lo stesso diritto è riconosciuto anche ai lavoratori stagionali nel caso di ulteriori contratti stagionali.
Per coloro che hanno contratti a termine in corso è prevista una specifica normativa transitoria per garantire una graduale applicazione.
Viste:
- la deliberazione di Giunta Comunale n. 575/2007 che ha approvato un primo schema di indirizzo e i criteri per la gestione dei rapporti con le società partecipate dal Comune di Genova;
- la deliberazione di Consiglio Comunale n. 95/2007 ad oggetto “Autorizzazione alla Sindaco in ordine alle iniziative da intraprendere relativamente all’attuazione di quanto previsto dall’art. 1 comma 729 della legge 27.12.2006 n° 296 - finanziaria 2007”;
- la deliberazione di Giunta Comunale n. 699/2007 ad oggetto “Approvazione programma di “buona occupazione” finalizzato a perseguire e sviluppare il diritto e la qualità del lavoro collegato alla realtà territoriale rispetto ad un percorso di condivisione e partecipazione sociale”;
- la deliberazione di Consiglio Comunale n. 24/2008 ad oggetto “Adozione norme regolamentari inerenti il personale da parte delle società partecipate dal Comune di Genova - Atto di indirizzo”;
Visto altresì, che il Consiglio Comunale nella seduta del 25 settembre 2007 ha impegnato la Signora Sindaco e la Giunta Comunale a dare corso a quanto esplicitato nelle linee programmatiche “Sviluppare l’occupazione e la qualità del lavoro”, che individuano una strategia progettuale innovativa, finalizzata a promuovere la ” buona occupazione ” anche attraverso la definizione di un Piano Comunale, quale strumento operativo per costruire servizi innovativi finalizzati ad aumentare le opportunità di un lavoro stabile e sicuro;
Ritenuto opportuno sulla base delle linee programmatiche della sig.ra Sindaco e degli obiettivi strategici della Civica Amministrazione, nonché di quanto previsto dalla Legge 247/2007 di prevedere quali linee strategiche di indirizzo alle Società partecipate totalmente dal Comune di Genova:
a) che le società stesse possano procedere alla stabilizzazione del personale temporaneo, nel rispetto dei limiti e vincoli finanziari e normativi vigenti e degli accordi sindacali sottoscritti;
b) che anche alle assunzioni temporanee vengano assicurate adeguata pubblicità e predeterminazione dei criteri selettivi, in forma semplificata, previste per le assunzioni a tempo indeterminato;
Dato atto che per quanto riguarda le Società nelle quali il Comune di Genova non ha la totalità delle azioni di dare mandato alla Sindaco ed alla Giunta ad intraprendere le iniziative necessarie finalizzate a concordare con gli altri soci eventuali adeguamenti in ordine alle assunzioni del personale;
Preso atto che il presente provvedimento non comporta oneri economici e pertanto non viene richiesto il parere di regolarità contabile ex art. 49, comma 1, del D.Lgs. 267/2000, né l’attestazione di copertura finanziaria ex art. 152, comma 5, del D.Lgs. 267/2000;
Visto l’allegato parere in ordine alla regolarità tecnica espresso dal responsabile del servizio competente ed il parere di legittimità espresso dal Segretario Generale;
La Giunta
P R O P O N E
al Consiglio Comunale
1) sulla base delle linee programmatiche della sig.ra Sindaco e degli obiettivi strategici della Civica Amministrazione, nonché di quanto previsto dalla Legge 247/2007 di prevedere quali linee strategiche di indirizzo alle Società partecipate totalmente dal Comune di Genova:
a) che le società stesse possano procedere alla stabilizzazione del personale temporaneo, nel rispetto dei limiti e vincoli finanziari e normativi vigenti e degli accordi sindacali sottoscritti;
b) che anche alle assunzioni temporanee vengano assicurate adeguata pubblicità e predeterminazione dei criteri selettivi, in forma semplificata, previste per le assunzioni a tempo indeterminato;
2) di dare mandato alla Sindaco ed alla Giunta ad intraprendere, per quanto riguarda le Società nelle quali il Comune di Genova non ha la totalità delle azioni, le iniziative necessarie finalizzate a concordare con gli altri soci eventuali adeguamenti in ordine a quanto sopra;
3) di dare mandato alla Sindaco ed alla Giunta perché impartisca disposizioni affinché anche le società totalmente partecipate indirettamente dal Comune di Genova si adeguino a quanto disposto dalla presente deliberazione.
Su proposta dell’Assessore al Riordino Società Partecipate, Alfonso Pittaluga di concerto con l’assessore alle Politiche per il lavoro e Lavori pubblici, Mario Margini, e con l’Assessore alla Città sostenibile, Carlo Senesi.
Premesso che tra gli obiettivi strategici della Civica Amministrazione e nelle linee programmatiche della Sig.ra Sindaco assume particolare rilevanza:
- favorire lo sviluppo economico locale e l’occupazione, con specifico riferimento alla condizione occupazionale dei giovani, al sostegno ed al reinserimento lavorativo delle persone in condizioni di svantaggio sociale, aumentando le opportunità di un lavoro stabile e sicuro, promuovendo misure di stabilizzazione dei rapporti di lavoro valorizzando altresì i giovani talenti e le professioni;
- operare secondo un modello di governance in modo condiviso ed integrato con il sistema delle autonomie locali allo scopo di sviluppare strumenti e servizi innovativi, finalizzati alla salvaguardia e allo sviluppo dell’occupazione, integrati fra loro, disponibili in rete e tali da dare risposte ad una serie di bisogni che provengono dal mondo del lavoro;
Premesso che la Civica Amministrazione sta già operando per stabilizzare il personale precario in servizio presso l’Ente ed in possesso dei requisiti richiesti dalle leggi finanziarie e dalle circolari interpretative relative agli anni 2007 e 2008 a seguito di protocollo d’intesa con le O.O.S.S. n. 2 del 12/02/2008.
Premesso altresì che:
La Legge 247/2007 art. 1 c. 39-50 (Misure per ridurre la precarietà) prevede nuove norme per ridurre le forme più precarie di lavoro ed incentivare l’occupazione più stabile.
Nell’ambito dell’obiettivo del contenimento del precariato, viene stabilito il principio per cui “il contratto di lavoro subordinato è stipulato di regola a tempo indeterminato”. Inoltre, è introdotto il limite massimo di 36 mesi per la durata dei contratti a tempo determinato, ivi comprese le proroghe ed i rinnovi, indipendentemente dai periodi di interruzione che intercorrono tra un contratto e l’altro.
Sorpassato questo limite temporale, il rinnovo del contratto a termine per l’esecuzione di mansioni equivalenti, comporta la trasformazione del rapporto di lavoro in contratto di lavoro a tempo indeterminato. Questi obblighi non si applicano ai lavori stagionali.
La soglia dei 36 mesi potrà essere superata solo una sola volta purchè la stipula del nuovo contratto avvenga presso la Direzione provinciale del lavoro, con l’assistenza di un rappresentante di una delle organizzazioni sindacali alla quale il lavoratore sia iscritto o abbia conferito il mandato.
È stato, inoltre, stabilito un diritto di precedenza nelle assunzioni a tempo indeterminato per coloro che sono stati utilizzati con contratto a termine per un periodo superiore ai 6 mesi. Lo stesso diritto è riconosciuto anche ai lavoratori stagionali nel caso di ulteriori contratti stagionali.
Per coloro che hanno contratti a termine in corso è prevista una specifica normativa transitoria per garantire una graduale applicazione.
Viste:
- la deliberazione di Giunta Comunale n. 575/2007 che ha approvato un primo schema di indirizzo e i criteri per la gestione dei rapporti con le società partecipate dal Comune di Genova;
- la deliberazione di Consiglio Comunale n. 95/2007 ad oggetto “Autorizzazione alla Sindaco in ordine alle iniziative da intraprendere relativamente all’attuazione di quanto previsto dall’art. 1 comma 729 della legge 27.12.2006 n° 296 - finanziaria 2007”;
- la deliberazione di Giunta Comunale n. 699/2007 ad oggetto “Approvazione programma di “buona occupazione” finalizzato a perseguire e sviluppare il diritto e la qualità del lavoro collegato alla realtà territoriale rispetto ad un percorso di condivisione e partecipazione sociale”;
- la deliberazione di Consiglio Comunale n. 24/2008 ad oggetto “Adozione norme regolamentari inerenti il personale da parte delle società partecipate dal Comune di Genova - Atto di indirizzo”;
Visto altresì, che il Consiglio Comunale nella seduta del 25 settembre 2007 ha impegnato la Signora Sindaco e la Giunta Comunale a dare corso a quanto esplicitato nelle linee programmatiche “Sviluppare l’occupazione e la qualità del lavoro”, che individuano una strategia progettuale innovativa, finalizzata a promuovere la ” buona occupazione ” anche attraverso la definizione di un Piano Comunale, quale strumento operativo per costruire servizi innovativi finalizzati ad aumentare le opportunità di un lavoro stabile e sicuro;
Ritenuto opportuno sulla base delle linee programmatiche della sig.ra Sindaco e degli obiettivi strategici della Civica Amministrazione, nonché di quanto previsto dalla Legge 247/2007 di prevedere quali linee strategiche di indirizzo alle Società partecipate totalmente dal Comune di Genova:
a) che le società stesse possano procedere alla stabilizzazione del personale temporaneo, nel rispetto dei limiti e vincoli finanziari e normativi vigenti e degli accordi sindacali sottoscritti;
b) che anche alle assunzioni temporanee vengano assicurate adeguata pubblicità e predeterminazione dei criteri selettivi, in forma semplificata, previste per le assunzioni a tempo indeterminato;
Dato atto che per quanto riguarda le Società nelle quali il Comune di Genova non ha la totalità delle azioni di dare mandato alla Sindaco ed alla Giunta ad intraprendere le iniziative necessarie finalizzate a concordare con gli altri soci eventuali adeguamenti in ordine alle assunzioni del personale;
Preso atto che il presente provvedimento non comporta oneri economici e pertanto non viene richiesto il parere di regolarità contabile ex art. 49, comma 1, del D.Lgs. 267/2000, né l’attestazione di copertura finanziaria ex art. 152, comma 5, del D.Lgs. 267/2000;
Visto l’allegato parere in ordine alla regolarità tecnica espresso dal responsabile del servizio competente ed il parere di legittimità espresso dal Segretario Generale;
La Giunta
P R O P O N E
al Consiglio Comunale
1) sulla base delle linee programmatiche della sig.ra Sindaco e degli obiettivi strategici della Civica Amministrazione, nonché di quanto previsto dalla Legge 247/2007 di prevedere quali linee strategiche di indirizzo alle Società partecipate totalmente dal Comune di Genova:
a) che le società stesse possano procedere alla stabilizzazione del personale temporaneo, nel rispetto dei limiti e vincoli finanziari e normativi vigenti e degli accordi sindacali sottoscritti;
b) che anche alle assunzioni temporanee vengano assicurate adeguata pubblicità e predeterminazione dei criteri selettivi, in forma semplificata, previste per le assunzioni a tempo indeterminato;
2) di dare mandato alla Sindaco ed alla Giunta ad intraprendere, per quanto riguarda le Società nelle quali il Comune di Genova non ha la totalità delle azioni, le iniziative necessarie finalizzate a concordare con gli altri soci eventuali adeguamenti in ordine a quanto sopra;
3) di dare mandato alla Sindaco ed alla Giunta perché impartisca disposizioni affinché anche le società totalmente partecipate indirettamente dal Comune di Genova si adeguino a quanto disposto dalla presente deliberazione.
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Postato alle 14:58 di martedì, 15 aprile 2008
da: [carloge]
Fonte: Liberazione
Piero Sansonetti
Nessuno, francamente, si aspettava una batosta così grande, storica. Addirittura, di fronte al crollo della sinistra, passa in secondo piano la nettissima affermazione del centrodestra e il ritorno al potere, solenne e festoso, di Silvio Berlusconi. L'Italia si trova per la prima volta ad avere un Parlamento della repubblica privo di una delegazione della sinistra. C'è una fortissima coalizione di destra, che ha la maggioranza ed è condizionata dal successo strepitoso della sua anima xenofoba e antimeridionalista (cioè la Lega) ; c'è una opposizione di centro, condizionata a sua volta dall'altrettanto strepitoso successo della sua componente forcaiola (cioè l' Italia dei valori di Di Pietro); e poi c'è un piccolo partito cattolico moderato, molto moderato (l' Udc di Casini), schierato su posizioni intermedie rispetto ai due schieramenti grossi. Difficile dire se con questi risultati - in gran parte imprevisti e molto più a destra di quello che ci si aspettava - Berlusconi deciderà di governare da solo con Bossi, come i numeri gli consentono, o se invece cercherà una grande coalizione, e cioè proverà a coinvolgere il partito di Veltroni in un accordo, in qualche forma di intesa. Dalle dichiarazioni che ha rilasciato ieri sera a "Porta a Porta" parrebbe di no. Comunque l'ipotesi del «Veltrusconi obbligato», e cioè reso quasi inevitabile da un pareggio al Senato, che molti osservatori avevano pronosticato, ora non c'è più. Se ci sarà la grande alleanza, ci sarà per scelta politica dei gruppi dirigenti dei due partiti, ma questo, con ogni probabilità, se dovesse avvenire, comporterebbe delle rotture, soprattutto nel partito di Veltroni. Che Italia sarà? Non chiedetelo a noi, si sa come la pensiamo: un'Italia senza la sinistra in Parlamento, cioè senza una sentinella che si oppone agli scivolamenti reazionari, alla ferocia del mercato, alla religione della competitività, un'Italia cosiffatta, pensiamo, sarà un paese pessimo. Però non c'è niente di peggio, di fronte a un ceffone politico elettorale di questa potenza, mettersi a piangere e abbandonarsi al lamento. Conviene mantenere la mente fredda e riprendere a fare politica. Ponendosi, ovviamente, due domande. La prima è: quali sono le cause della sconfitta? La seconda viene come conseguenza: e ora, che fare? Non so rispondere alla prima domanda. Se avessi conosciuto in anticipo le cause della sconfitta le avrei dette. Non credo che nessuno avesse capito cosa stava succedendo, e quindi non credo che nessuno sappia analizzare lucidamente le cause. Certo, se mi chiedete un elenco ve lo faccio: il bipartitismo imposto da Veltroni e tutta quella faccenda del voto utile, lo slittamento a destra dell'opinione pubblica italiana, il peso di temi come l'immigrazione e la sicurezza, il ritardo con il quale la sinistra ha saputo avviare il processo unitario, una discreta litigiosità interna, l'assenza di rinnovamento, il poco appeal delle liste elettorali, l'indebolimento drammatico della struttura dei partiti politici e dunque del loro radicamento di massa, la difficoltà ad avere un dialogo con il proprio popolo (anzi: con il popolo), le conseguenze della grande disillusione creata dal governo Prodi, l'impressione che abbiamo dato di essere troppo subalterni al governo e l'impressione, opposta, e cioè di essere stati troppo bastian-contrari, la poca convinzione con la quale abbiamo battuto sul tema dei diritti civili, l'aver messo in secondo piano la battaglia delle donne, i diritti degli omosessuali, l'opposizione al clericalismo, e anche - di nuovo all'opposto - le difficoltà che ci ha creato la svolta improvvisa (fondamentalista e moderata) della Chiesa cattolica passata da Woijtyla a Ratzinger... Posso proseguire ancora, e mettere tra gli errori, ovviamente, le difficoltà di comunicazione (e da questo punto di vista il giornale non si chiama fuori), la difficoltà a fare politica in un sistema ormai del tutto spettacolarizzato e televisionaro. Ma alla fine di questo elenco resta poco. Tutto giusto, ma non ci basta certo a capire dove sono stati gli errori veri essenziali, e quindi in che modo correggerli. Dobbiamo, credo, aprire una discussione seria, approfondire l'analisi, fare tutti quei passi che nel più orrendo gergo della sinistra si chiama l'«autocritica». Possibilmente aprendosi e non chiudendosi. Cioè non aggrovigliandosi in una discussione da ceto politico, piena di sottintesi, di ripicche, dispetti, psicodrammi e cose del genere. Ma aprendosi alla società, al popolo, ai movimenti. E chiamando a raccolta tutti quelli che vogliono ricostruire la sinistra, che sono inorriditi da questo Parlamento che è uscito dalle urne. Mi è più facile rispondere alla seconda domanda. Da oggi si fa punto e a capo. Si ricomincia. Si inizia a lavorare per rifondare la sinistra. Senza farsi spaventare, accettando, anche con umiltà, questa durissima lezione che abbiamo ricevuto. Sicuri di aver fatto un numero enorme di sciocchezze, ma anche di avere in testa delle idee che non sono affatto male.
15/04/2008
Piero Sansonetti
Nessuno, francamente, si aspettava una batosta così grande, storica. Addirittura, di fronte al crollo della sinistra, passa in secondo piano la nettissima affermazione del centrodestra e il ritorno al potere, solenne e festoso, di Silvio Berlusconi. L'Italia si trova per la prima volta ad avere un Parlamento della repubblica privo di una delegazione della sinistra. C'è una fortissima coalizione di destra, che ha la maggioranza ed è condizionata dal successo strepitoso della sua anima xenofoba e antimeridionalista (cioè la Lega) ; c'è una opposizione di centro, condizionata a sua volta dall'altrettanto strepitoso successo della sua componente forcaiola (cioè l' Italia dei valori di Di Pietro); e poi c'è un piccolo partito cattolico moderato, molto moderato (l' Udc di Casini), schierato su posizioni intermedie rispetto ai due schieramenti grossi. Difficile dire se con questi risultati - in gran parte imprevisti e molto più a destra di quello che ci si aspettava - Berlusconi deciderà di governare da solo con Bossi, come i numeri gli consentono, o se invece cercherà una grande coalizione, e cioè proverà a coinvolgere il partito di Veltroni in un accordo, in qualche forma di intesa. Dalle dichiarazioni che ha rilasciato ieri sera a "Porta a Porta" parrebbe di no. Comunque l'ipotesi del «Veltrusconi obbligato», e cioè reso quasi inevitabile da un pareggio al Senato, che molti osservatori avevano pronosticato, ora non c'è più. Se ci sarà la grande alleanza, ci sarà per scelta politica dei gruppi dirigenti dei due partiti, ma questo, con ogni probabilità, se dovesse avvenire, comporterebbe delle rotture, soprattutto nel partito di Veltroni. Che Italia sarà? Non chiedetelo a noi, si sa come la pensiamo: un'Italia senza la sinistra in Parlamento, cioè senza una sentinella che si oppone agli scivolamenti reazionari, alla ferocia del mercato, alla religione della competitività, un'Italia cosiffatta, pensiamo, sarà un paese pessimo. Però non c'è niente di peggio, di fronte a un ceffone politico elettorale di questa potenza, mettersi a piangere e abbandonarsi al lamento. Conviene mantenere la mente fredda e riprendere a fare politica. Ponendosi, ovviamente, due domande. La prima è: quali sono le cause della sconfitta? La seconda viene come conseguenza: e ora, che fare? Non so rispondere alla prima domanda. Se avessi conosciuto in anticipo le cause della sconfitta le avrei dette. Non credo che nessuno avesse capito cosa stava succedendo, e quindi non credo che nessuno sappia analizzare lucidamente le cause. Certo, se mi chiedete un elenco ve lo faccio: il bipartitismo imposto da Veltroni e tutta quella faccenda del voto utile, lo slittamento a destra dell'opinione pubblica italiana, il peso di temi come l'immigrazione e la sicurezza, il ritardo con il quale la sinistra ha saputo avviare il processo unitario, una discreta litigiosità interna, l'assenza di rinnovamento, il poco appeal delle liste elettorali, l'indebolimento drammatico della struttura dei partiti politici e dunque del loro radicamento di massa, la difficoltà ad avere un dialogo con il proprio popolo (anzi: con il popolo), le conseguenze della grande disillusione creata dal governo Prodi, l'impressione che abbiamo dato di essere troppo subalterni al governo e l'impressione, opposta, e cioè di essere stati troppo bastian-contrari, la poca convinzione con la quale abbiamo battuto sul tema dei diritti civili, l'aver messo in secondo piano la battaglia delle donne, i diritti degli omosessuali, l'opposizione al clericalismo, e anche - di nuovo all'opposto - le difficoltà che ci ha creato la svolta improvvisa (fondamentalista e moderata) della Chiesa cattolica passata da Woijtyla a Ratzinger... Posso proseguire ancora, e mettere tra gli errori, ovviamente, le difficoltà di comunicazione (e da questo punto di vista il giornale non si chiama fuori), la difficoltà a fare politica in un sistema ormai del tutto spettacolarizzato e televisionaro. Ma alla fine di questo elenco resta poco. Tutto giusto, ma non ci basta certo a capire dove sono stati gli errori veri essenziali, e quindi in che modo correggerli. Dobbiamo, credo, aprire una discussione seria, approfondire l'analisi, fare tutti quei passi che nel più orrendo gergo della sinistra si chiama l'«autocritica». Possibilmente aprendosi e non chiudendosi. Cioè non aggrovigliandosi in una discussione da ceto politico, piena di sottintesi, di ripicche, dispetti, psicodrammi e cose del genere. Ma aprendosi alla società, al popolo, ai movimenti. E chiamando a raccolta tutti quelli che vogliono ricostruire la sinistra, che sono inorriditi da questo Parlamento che è uscito dalle urne. Mi è più facile rispondere alla seconda domanda. Da oggi si fa punto e a capo. Si ricomincia. Si inizia a lavorare per rifondare la sinistra. Senza farsi spaventare, accettando, anche con umiltà, questa durissima lezione che abbiamo ricevuto. Sicuri di aver fatto un numero enorme di sciocchezze, ma anche di avere in testa delle idee che non sono affatto male.
15/04/2008
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Postato alle 14:18 di lunedì, 14 aprile 2008
da: [carloge]
E' un documento nato all'interno del coordinamento della Sinistra l'Arcobaleno del Ponente e del Medio Ponente: non è un appello elettorale, ma un semplice sottolineare alcuni elementi che caratterizzano l'operare di chi partecipa a questa esperienza. è un documento nato in fretta, e sicuramente nell'elenco delle adesioni mancano molti che avrebbero voluto già essere presenti, ma il tempo è stato stringente, e comunque questo elenco non è chiuso e non ha un termine temporale...
L'emozione di poter davvero realizzare una Sinistra unita è stato ciò che ha permesso la nascita della Sinistra l'Arcobaleno nel Ponente e nel Medio Ponente di Genova. Le diverse anime che la costituiscono si sono ritrovate in un gruppo, nel quale noi tutti condividiamo la medesima aspirazione e volontà di costruire una Sinistra rinnovata. Questo progetto si è concretizzato in un coordinamento, che ha avuto inizio molto prima di questa campagna elettorale nella quale noi tutti abbiamo lavorato con spirito non di coalizione, ma per ritrovarci insieme in un unico soggetto politico. Queste elezioni sono solo un momento, non un banco di prova, del nostro cammino. In questo percorso noi andremo avanti anche contro gli eventuali interessi personali, di bottega o veti burocratici, perché crediamo che una Sinistra davvero unitaria, mettendo al centro l'ambiente e il lavoro, possa maggiormente difendere gli interessi dei lavoratori, dei giovani, dei pensionati, delle donne e di tutte quelle categorie sociali che rischiano ora di rimanere senza una rappresentanza politica.
Questo documento della Sinistra l'Arcobaleno del Ponente e del Medio Ponente è condiviso da: Paolo Arvati, Milena Battani, Andrea Baucia, Mauro Benzi, Filippo Bozzano, Antonio Bruno, Giacomo Casarino, Giorgio Colla, Bruno Delpino, Alessandro Evangelista, Rita Lavaggi, Maristella Mameli, Barbara Merloni, Rosario Mumolo, Nerio Parodi, Mauro Passalacqua, Mario Pesce, Francesco Quaglia, Cristina Quaglia, Giancarlo Russo, Bruno Sarti, Sergio Sassi, Enrico Steardo, Alessandro Tomaselli, Enrico Valli, Loris Viari...
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Postato alle 14:34 di mercoledì, 09 aprile 2008
da: [carloge]
In piazza Matteotti con don Gallo Il gran finale dell´Arcobaleno ha scelto Genova
Bertinotti, don Gallo, Ceccon, Balbontin & Master Fla, l´Orchestra Bailam, Dj Mr. Porkpie. La Sinistra Arcobaleno chiude con una festa e Bertinotti sceglie Genova per terminare la campagna elettorale. L´appuntamento è per venerdì pomeriggio, dalle 17 a mezzanotte, in piazza Matteotti, lì dove Veltroni ha aperto di fatto la campagna elettorale
Bertinotti, don Gallo, Ceccon, Balbontin & Master Fla, l´Orchestra Bailam, Dj Mr. Porkpie. La Sinistra Arcobaleno chiude con una festa e Bertinotti sceglie Genova per terminare la campagna elettorale. L´appuntamento è per venerdì pomeriggio, dalle 17 a mezzanotte, in piazza Matteotti, lì dove Veltroni ha aperto di fatto la campagna elettorale
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Postato alle 16:37 di martedì, 08 aprile 2008
da: [carloge]
La campagna elettorale si è ormai consumata. In essa si sono sovrapposti due piani.
Il balletto insopportabile della politica separata, ridotta al confronto tra due soli contendenti che si assomigliano nel linguaggio e nelle proposte. E' la pulsione neocentrista come esito della transizione irrisolta della crisi sociale, economica e politica. E' l'esito su cui esplicitamente puntano i centri di comando dell'economia, della finanza, dell'informazione e dei poteri forti. Una camicia di forza sull'intero sistema politico per rendere le istituzioni impermeabili alle istanze sociali e al conflitto democratico.
Realizzare questo esito comporta l'eliminazione definitiva di quella che è stata chiamata l'anomalia italiana, ovvero la presenza di una sinistra politica, sociale, del mondo del lavoro, radicata nella società, rappresentata nelle istituzioni, influente nelle assemblee elettive.
Solo così si può comprendere l'apparente paradosso di una crisi, esplosa nel ventre molle del centro moderato e pagata, invece, con una rottura con la sinistra.
Si vuole arrivare allo splash down: la cancellazione della sinistra come strumento per la normalizzazione del caso italiano. Un obiettivo di fase che sta dentro un processo di americanizzazione di più lunga lena di cui va colta l'ispirazione di fondo: il conflitto di classe è ineliminabile ma ad esso può essere cancellata la rappresentanza politica e negata la politicità. Esso può esprimersi anche in forme radicali e diffuse ma senza che possa avere la capacità di scalare il livello della proposta generale di cambiamento. Esso va, quindi, sterilizzato dal punto di vista della possibilità di incisione nelle scelte di società.
C'è stata un'altra campagna elettorale, quella che abbiamo vissuto come Sinistra L'Arcobaleno, fatta di mille incontri, dibattiti, comizi. La campagna elettorale vissuta come l'aggiornamento dell'inchiesta sullo stato del Paese reale.
Questa ci restituisce l'immagine di un Paese sospeso tra ansia di cambiamento e sfiducia. Due facce anche qui che si sovrappongono. Nulla è semplice o può essere semplificato: questa rappresentazione doppia è dentro il corpo vivo e ferito del popolo della sinistra.
Non possiamo rivolgerci a questo popolo senza una autocritica sul tempo breve della crisi e sul processo di lungo respiro della ricostruzione della sinistra.
Non possiamo rivolgerci ad esso senza un bilancio di verità sui due anni di governo in cui la sinistra ha assunto ruoli importanti di responsabilità di governo e istituzionale.
Nei fatti, è stata smentita l'idea della permeabilità di quel governo da parte dei movimenti. Esso è stato assai più permeabile ai poteri forti che ne hanno condizionato le scelte attraverso la penetrazione dentro le principali forze che lo sostenevano: sulla redistribuzione del reddito,
sulla lotta alla precarietà, sull'estensione dei diritti civili e così via.
Così è ripiombato nella logica dei due tempi.
Abbiamo colto il senso di quell'esito.
La Sinistra si presenta autonomamente alle elezioni. Non è una condizione a tempo. Sarà autonoma ugualmente dopo il voto.
Al popolo di sinistra, ci rivolgiamo con l'avvio di un nuovo processo di aggregazione.
Il progetto che la sinistra italiana presenta alla prova elettorale, ovvero la Sinistra L'Arcobaleno, è quello necessario. Ma non è ancora sufficiente.
La questione decisiva si ripropone e chiama in causa la capacità di tutti e di ognuno, a partire dai gruppi dirigenti degli attuali partiti, di mettersi in discussione dentro un processo partecipativo. Il vero punto di applicazione del processo unitario è, quindi, quello di aprirsi alla
partecipazione, di cessare di essere vissuto come elemento proprietario dei partiti che chiamano associazioni e singoli ma non li rendono protagonisti a pari titolo.
Concludo con due argomenti che sono anche l'assunzione di una responsabilità solenne.
La sinistra italiana ha una grande tradizione: dalla storia del Partito Comunista, alle esperienze socialiste e alle altre forze della sinistra politica che hanno fatto la storia e costruito la democrazia di questo Paese, alle organizzazioni del lavoro e del conflitto di classe, a quella
sinistra sociale e dei movimenti che ha innervato il tessuto partecipativo più attivo, a quelle culture politiche di trasformazione, dal femminismo, all'ambientalismo critico, al pacifismo che sono fondative della nuova sinistra. Il movimento altermondialista, la sua domanda di un altro mondo
possibile, ne hanno riaperto la strada per il futuro. Ci vuole il nostro, il vostro concorso perché si concretizzi, perché si riprenda il cammino. Ci vogliono sentimenti caldi, passione, emozione. Dobbiamo metterli in opera.
Non si illudano: l'anomalia del caso italiano non sarà cancellata. Questo è il voto utile che chiediamo a tutte le donne e gli uomini di sinistra.
Qualsiasi esito del voto, non metterà in discussione il processo unitario in atto.
Abbiamo la forza di innovarci e cambiare per reggere la sfida di oggi, invertendo il processo di divisione e frantumazione. La Sinistra L'Arcobaleno è questo progetto, non è l'espediente per l'oggi ma l'investimento per il futuro.
Il 15 aprile parte il processo costituente della nuova sinistra.
Fausto Bertinotti
Il balletto insopportabile della politica separata, ridotta al confronto tra due soli contendenti che si assomigliano nel linguaggio e nelle proposte. E' la pulsione neocentrista come esito della transizione irrisolta della crisi sociale, economica e politica. E' l'esito su cui esplicitamente puntano i centri di comando dell'economia, della finanza, dell'informazione e dei poteri forti. Una camicia di forza sull'intero sistema politico per rendere le istituzioni impermeabili alle istanze sociali e al conflitto democratico.
Realizzare questo esito comporta l'eliminazione definitiva di quella che è stata chiamata l'anomalia italiana, ovvero la presenza di una sinistra politica, sociale, del mondo del lavoro, radicata nella società, rappresentata nelle istituzioni, influente nelle assemblee elettive.
Solo così si può comprendere l'apparente paradosso di una crisi, esplosa nel ventre molle del centro moderato e pagata, invece, con una rottura con la sinistra.
Si vuole arrivare allo splash down: la cancellazione della sinistra come strumento per la normalizzazione del caso italiano. Un obiettivo di fase che sta dentro un processo di americanizzazione di più lunga lena di cui va colta l'ispirazione di fondo: il conflitto di classe è ineliminabile ma ad esso può essere cancellata la rappresentanza politica e negata la politicità. Esso può esprimersi anche in forme radicali e diffuse ma senza che possa avere la capacità di scalare il livello della proposta generale di cambiamento. Esso va, quindi, sterilizzato dal punto di vista della possibilità di incisione nelle scelte di società.
C'è stata un'altra campagna elettorale, quella che abbiamo vissuto come Sinistra L'Arcobaleno, fatta di mille incontri, dibattiti, comizi. La campagna elettorale vissuta come l'aggiornamento dell'inchiesta sullo stato del Paese reale.
Questa ci restituisce l'immagine di un Paese sospeso tra ansia di cambiamento e sfiducia. Due facce anche qui che si sovrappongono. Nulla è semplice o può essere semplificato: questa rappresentazione doppia è dentro il corpo vivo e ferito del popolo della sinistra.
Non possiamo rivolgerci a questo popolo senza una autocritica sul tempo breve della crisi e sul processo di lungo respiro della ricostruzione della sinistra.
Non possiamo rivolgerci ad esso senza un bilancio di verità sui due anni di governo in cui la sinistra ha assunto ruoli importanti di responsabilità di governo e istituzionale.
Nei fatti, è stata smentita l'idea della permeabilità di quel governo da parte dei movimenti. Esso è stato assai più permeabile ai poteri forti che ne hanno condizionato le scelte attraverso la penetrazione dentro le principali forze che lo sostenevano: sulla redistribuzione del reddito,
sulla lotta alla precarietà, sull'estensione dei diritti civili e così via.
Così è ripiombato nella logica dei due tempi.
Abbiamo colto il senso di quell'esito.
La Sinistra si presenta autonomamente alle elezioni. Non è una condizione a tempo. Sarà autonoma ugualmente dopo il voto.
Al popolo di sinistra, ci rivolgiamo con l'avvio di un nuovo processo di aggregazione.
Il progetto che la sinistra italiana presenta alla prova elettorale, ovvero la Sinistra L'Arcobaleno, è quello necessario. Ma non è ancora sufficiente.
La questione decisiva si ripropone e chiama in causa la capacità di tutti e di ognuno, a partire dai gruppi dirigenti degli attuali partiti, di mettersi in discussione dentro un processo partecipativo. Il vero punto di applicazione del processo unitario è, quindi, quello di aprirsi alla
partecipazione, di cessare di essere vissuto come elemento proprietario dei partiti che chiamano associazioni e singoli ma non li rendono protagonisti a pari titolo.
Concludo con due argomenti che sono anche l'assunzione di una responsabilità solenne.
La sinistra italiana ha una grande tradizione: dalla storia del Partito Comunista, alle esperienze socialiste e alle altre forze della sinistra politica che hanno fatto la storia e costruito la democrazia di questo Paese, alle organizzazioni del lavoro e del conflitto di classe, a quella
sinistra sociale e dei movimenti che ha innervato il tessuto partecipativo più attivo, a quelle culture politiche di trasformazione, dal femminismo, all'ambientalismo critico, al pacifismo che sono fondative della nuova sinistra. Il movimento altermondialista, la sua domanda di un altro mondo
possibile, ne hanno riaperto la strada per il futuro. Ci vuole il nostro, il vostro concorso perché si concretizzi, perché si riprenda il cammino. Ci vogliono sentimenti caldi, passione, emozione. Dobbiamo metterli in opera.
Non si illudano: l'anomalia del caso italiano non sarà cancellata. Questo è il voto utile che chiediamo a tutte le donne e gli uomini di sinistra.
Qualsiasi esito del voto, non metterà in discussione il processo unitario in atto.
Abbiamo la forza di innovarci e cambiare per reggere la sfida di oggi, invertendo il processo di divisione e frantumazione. La Sinistra L'Arcobaleno è questo progetto, non è l'espediente per l'oggi ma l'investimento per il futuro.
Il 15 aprile parte il processo costituente della nuova sinistra.
Fausto Bertinotti
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Postato alle 15:35 di martedì, 08 aprile 2008
da: [carloge]
La polizia carica manifestanti a Savona: una brutta anticipazione del 'governissimo'
L'immotivata carica della polizia contro manifestanti antifascisti, che esprimevano la propria opposizione al comizio dell'onorevole Berlusconi questa mattina a Savona, in maniera assolutamente pacifica, e' una brutta anticipazione di cosa potra' succedere, in termini di diritti umani e di espressione democratica, nei prossimi mesi.
La marginalizzazione della Sinistra e la creazione di un fronte comune securitario e antidemocratico portera' sicuramente alla restrizione degli spazi di democrazia. Proprio oggi leggiamo che il capo della polizia Manganelli, nominato dal ministro PD Giuliano Amato ritiene di mantenere in posizioni di responsabilita' tutti gli indagati per il massacro della scuola Diaz e le torture di Bolzaneto, limitandosi al doveroso risarcimento economico nei confronti delle vittime. In questo senso il voto alla Sinistra l'Arcobaleno puo' rappresentare un argine a questa preoccupante slittamento verso uno stato di polizia.
Rita Lavaggi, candidata alla Camera Regione Liguria la Sinistra l'Arcobaleno
Antonio Bruno, candidato al Senato Regione Liguria la Sinistra l'Arcobaleno
Genova, 8 aprile 2008
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Postato alle 10:55 di domenica, 06 aprile 2008
da: [carloge]
È questa la condizione comune agli studenti universitari fuorisede nella nostra città: posti letto o appartamentini (buona parte fatiscenti) a prezzi esorbitanti e quasi sempre in nero.
È una condizione che gli studenti condividono con centinaia di migranti (in regola o meno) che sono presenti nei nostri quartieri.
Quella di Prè è una delle zone che più si prestano a questa speculazione che impone ad alcuni di fare i salti mortali per pagare l’affitto e permette ad altri di speculare in maniera ignobile su questa situazione.
Noi pensiamo che il sestiere di Prè possa essere valorizzato e rilanciato anche con lo sviluppo di una residenzialità studentesca, integrata con coloro che già vi abitano, che faccia della zona compresa tra economia, giurisprudenza, lettere, lingue e scienze politiche una sorta di “campus universitario” con residenze, mense, locali di studio e ricreativi, un po’ come è successo alla zona di Sarzano con la facoltà di Architettura.
Il Forum sulle Politiche della Conoscenza de La Sinistra L’Arcobaleno e La Sinistra L’Arcobaleno del Centro Est ti invitano a discuterne presso la sede del Consorzio di piazza Truogoli di S. Brigida (traversa di via Balbi)
Martedì 8 aprile 2008 - ore 17:00
introdurrà la discussione Mauro Servalli, studente fuorisede;
sarà presente Bruno Pastorino, assessore alle politiche della casa del Comune di Genova.
È una condizione che gli studenti condividono con centinaia di migranti (in regola o meno) che sono presenti nei nostri quartieri.
Quella di Prè è una delle zone che più si prestano a questa speculazione che impone ad alcuni di fare i salti mortali per pagare l’affitto e permette ad altri di speculare in maniera ignobile su questa situazione.
Noi pensiamo che il sestiere di Prè possa essere valorizzato e rilanciato anche con lo sviluppo di una residenzialità studentesca, integrata con coloro che già vi abitano, che faccia della zona compresa tra economia, giurisprudenza, lettere, lingue e scienze politiche una sorta di “campus universitario” con residenze, mense, locali di studio e ricreativi, un po’ come è successo alla zona di Sarzano con la facoltà di Architettura.
Il Forum sulle Politiche della Conoscenza de La Sinistra L’Arcobaleno e La Sinistra L’Arcobaleno del Centro Est ti invitano a discuterne presso la sede del Consorzio di piazza Truogoli di S. Brigida (traversa di via Balbi)
Martedì 8 aprile 2008 - ore 17:00
introdurrà la discussione Mauro Servalli, studente fuorisede;
sarà presente Bruno Pastorino, assessore alle politiche della casa del Comune di Genova.
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Postato alle 19:01 di venerdì, 04 aprile 2008
da: [carloge]
La Sinistra Arcobaleno esprime totale sostegno alla lotta dei lavoratori e delle lavoratrici dell’Istituto Brignole.
Le istituzioni locali devono intervenire ed aprire urgentemente un tavolo di confronto inter-istituzionale con le OOSS, affinché si trovino risorse certe e sia fugata ogni ipotesi di privatizzazione del servizio.
Privatizzare significherebbe un aumento delle rette per i cittadini, un aumento della precarietà ed un peggioramento delle condizioni di lavoro.
E’ necessario inoltre che il pubblico mantenga piena competenza su un servizio così delicato, che va ad impattare sulle condizioni di vita della fascia più debole della popolazione.
Continuare a gestire direttamente il Brignole consente di effettuare in modo adeguato il ruolo di indirizzo e monitoraggio sulle attività degli istituti in convenzione, attraverso confronto diretto, e garantisce migliore qualità dei servizi in tutte le strutture.
Si deve offrire un quadro certo agli operatori ed alla città.
Nella regione più vecchia d'Europa pensare di privatizzare un servizio strategico come il Brignole è sbagliato e profondamente illogico.
Genova, 04 aprile 2008
Le istituzioni locali devono intervenire ed aprire urgentemente un tavolo di confronto inter-istituzionale con le OOSS, affinché si trovino risorse certe e sia fugata ogni ipotesi di privatizzazione del servizio.
Privatizzare significherebbe un aumento delle rette per i cittadini, un aumento della precarietà ed un peggioramento delle condizioni di lavoro.
E’ necessario inoltre che il pubblico mantenga piena competenza su un servizio così delicato, che va ad impattare sulle condizioni di vita della fascia più debole della popolazione.
Continuare a gestire direttamente il Brignole consente di effettuare in modo adeguato il ruolo di indirizzo e monitoraggio sulle attività degli istituti in convenzione, attraverso confronto diretto, e garantisce migliore qualità dei servizi in tutte le strutture.
Si deve offrire un quadro certo agli operatori ed alla città.
Nella regione più vecchia d'Europa pensare di privatizzare un servizio strategico come il Brignole è sbagliato e profondamente illogico.
Genova, 04 aprile 2008
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Achille Occhetto - Assemblea "Fare Presto" 10 febbraio 2008
Assemblea della Sinistra Arcobaleno 8 e 9 dicembre Roma
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Lo spot televisivo della Sinistra Arcobaleno
Genova, 15 febbraio 2008 Assemblea della Sinistra e degli Ecologisti del Ponente e del Medio Ponente - Intervento di Rita Lavaggi - Sinistra Europea/PRC
Genova, 14 marzo 2008 Manifestazione per l'Acquasola
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